Più impresa, meno Borsa

La fiducia nell’economia da parte dei più influenti capi azienda tedeschi si sta deteriorando ulteriormente. L’ultimo sondaggio pubblicato ieri dall’Ifo, istituto di Monaco deputato a testare il “sentiment” di 7 mila manager teutonici, dice che il clima per gli affari è peggiorato anche nella principale economia dell’Eurozona per il secondo mese consecutivo (dai 106,7 punti di marzo ai 104,4 punti di aprile, peggio delle attese degli analisti). Il dato ha contribuito a far calare l’euro nei confronti del dollaro e soprattutto ha fornito agli analisti delle principali banche d’affari un motivo valido per dire che un taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea non è mai stato così vicino.
18 AGO 20
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La fiducia nell’economia da parte dei più influenti capi azienda tedeschi si sta deteriorando ulteriormente. L’ultimo sondaggio pubblicato ieri dall’Ifo, istituto di Monaco deputato a testare il “sentiment” di 7 mila manager teutonici, dice che il clima per gli affari è peggiorato anche nella principale economia dell’Eurozona per il secondo mese consecutivo (dai 106,7 punti di marzo ai 104,4 punti di aprile, peggio delle attese degli analisti). Il dato ha contribuito a far calare l’euro nei confronti del dollaro e soprattutto ha fornito agli analisti delle principali banche d’affari un motivo valido per dire che un taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea non è mai stato così vicino. Quella dell’Ifo è infatti la seconda “scottatura statistica” consecutiva per l’economia tedesca, già declinante sul versante dell’attività privata: l’indice Pmi su manifattura e servizi, pubblicato martedì, è previsto in calo nel mese di aprile. Altro brutto segno che potrebbe spingere Mario Draghi a intervenire sui tassi per la prima volta dal luglio scorso. Tra le tante osservazioni puntute rifilate ai colleghi dal capo della Bundesbank, Jens Weidmann, una pare azzeccata: i banchieri centrali si muovono in terra incognita. Vale sia per la Bce sia per la Bank of England (BoE).
La Banca d’Inghilterra è impegnata a salvare l’economia da una mai sperimentata terza recessione consecutiva, possibile nel primo trimestre. Viste le rinnovate difficoltà del credito (dovute ai problemi dell’Eurozona, dicono da Londra) BoE e governo hanno deciso ieri di prolungare fino al gennaio 2015 il programma “funding for lending” volto a garantire finanziamenti alle banche a patto che vengano destinati in particolare alle piccole e medie imprese boccheggianti. Lo “schema”, in vigore da nove mesi, finora non ha funzionato a dovere: il denaro è stato usato soprattutto dalle grandi aziende. Perciò il programma è stato esteso anche agli enti non bancari, come ad esempio le società di leasing, cui spesso gli imprenditori si rivolgono. “E’ importante continuare a sostenere l’economia reale”, ha detto il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne. Su questo tutti sono d’accordo anche nel direttivo della Banca centrale (c’è meno armonia invece su una nuova iniezione di liquidità). Anche la Bce sta studiando un modo per aiutare le Pmi e, forse, si lascerà ispirare dagli esperimenti pionieristici londinesi.